Ma in Italia che gente c'è a fare le scalette dei TG? Personaggi che chiamiamo giornalisti ma che a me sembrano, piuttosto, gossippari. E' di questi giorni, purtroppo, la notizia della positività di Riccardo Riccò al Tour de France. Appresa la notizia dal TG delle ore 13.00, data come ultim'ora, cerco ulteriori informazioni su Studio Sport. Bene, i telegiornali si sono interessati del Tour, del ciclismo in generale, solo perchè il fatto faceva "notizia". Niente di male, certamente, si fanno scelte e politiche editoriali che privilegiano un certo taglio piuttosto che un altro, però l'informazione è ben altra cosa. Fare sensazionalismo è la forma peggiore di rendere informazione, subito a suonare il solito copione DOPING-CICLISMO-PANTANI. Ecco, un siffatto sillogismo è quanto di più lontano dai Fatti. Primo: il fenomeno doping è, ahimè, una triste realtà dello sport professionistico. Interessa certamente il ciclismo, come anche il calcio (non dimentichiamo le inchieste del procuratore Guariniello), per restare tra gli sport più "noti". Il ciclismo ha fatto molto e continua a fare molto per combattere la sua lotta contro il doping, si è dotato di severi regolamenti, test, contromisure e pene: chi sbaglia, paga. Niente di più chiaro per condurre una lotta "effettiva". Il terzo punto, quello del sillogismo, cioè Pantani: è tristemente diventata opinione comune tra "l'uomo medio" che forma poi "il popolo medio", opinione instillata dai media generalisti e da riviste, anche sportive, pronte a trovare l'agnello sacrificale, che Marco Pantani fosse dopato in quanto trovato positivo a qualche controllo. Di qui il paragone della vicenda Riccò a quella del Pirata, e tutto tirato fuori ad arte per quel bisogno di notizia a sensazione che i nostri TG sono maestri nel creare. Marco Pantani, in tutti i controlli ai quali è stato sottoposto, non è mai stato trovato positivo. Persino nel giorno della squalifica dal Giro d'Italia del 1999, il controllo che lo estromise fu, col senno di poi, palesemente approssimativo nei metodi e nelle deduzioni. Ecco i FATTI. Il CONI lancia una campagna contro il doping ("Io non rischio la salute, ndr) che avrebbe controllato i corridori del Giro nel 1999, congiuntamente ai controlli dell'UCI (Unione Ciclistica Internazionale, ndr). I corridori si opposero fermamente ad essere sottoposti a due tipologie di controlli, di cui uno, peraltro, non regolamentato dalla federazione internazionale. Ebbene, il controllo CONI che escluse Pantani aveva come parametro necessario e sufficiente il controllo dell'ematocrito. Si disse, chi ha il valore superiore al 50% è necessario si fermi perchè potrebbero derivarne pericoli alla salute dell'atleta, ritenendo quel parametro sufficiente per indicare l'assunzione di EPO (eritropoietina,ndr). Pantani dovette abbandonare quel Giro che avrebbe vinto, e a fine anno il CONI si rese conto che quei controlli, così come erano stati condotti sino ad allora, non erano affidabili e non potevano dimostrare con certezza la positività all'EPO. Troppe erano le variabili, legate già al modo di prelievo del sangue, insufficienti i parametri per risalire ad una eventuale positività. Pantani venne escluso da un controllo che era tutt'altro che attendibile e, comunque, non idoneo ex post a dimostrare una assunzione di sostanze dopanti. L'irregolarità riguardo anche le modalità del prelievo, i valori risultarono, a distanza di poche ore, essere totalmente difformi da quelli del prelievo della mattina del 5 giugno 1999: un laboratorio accreditato ad effettuare tali rilievi dall'UCI rilevò un dato di 46, contro il 52 della mattina. Quindi, fatti alla mano, non ci sono controlli che dimostrino l'assunzione di sostanze dopanti da parte di Marco Pantani. Il medico che eseguì l'autopsia sul corpo del Pirata, dopo la sua tragica morte, affermò che dall'analisi del midollo osseo non emersero segni di assunzione di EPO, sostanza che sarebbe stata certamente rilevata se fosse stata assunta poichè "resiste" nel tempo, quantomeno i suoi segni. Il caso Riccò è purtroppo un ennesimo colpo al ciclismo, senza dimenticare, tuttavia, che il diritto alla difesa, alle controanalisi, alle spiegazioni non deve essere mai negato ad alcuno. Furono proprio i media a stritolare Pantani e condurre alla sua morte, adesso sembra si voglia ripetere tristemente la stessa vicenda, distruggendo la carriera e la vita di un corridore senza attendere nemmeno per un istante cosa ha da dire. Ovviamente, terminata l'onda lunga del clamore mediatico non frega men che zero a nessuno delle belle imprese del Tour. Domenica, l'arrivo in Italia a Pratonevoso non è stato nemmeno accennato da quel TG5 che, prontamente, aveva invece dato la notizia dell'esclusione di Riccò per positività. Che tristezza di informazione e, soprattutto, che tristezza di giornalisti.